Opus Dei. Una storia di chiamate alla santità

Opus Dei una storiaA Milano, la presentazione di un volume che ripercorre la vita della prelatura fondata da san Josemaría Escrivá un secolo fa. Tra gli intervenuti, l’arcivescovo Mario Delpini e Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL

«Dall’Opus Dei mi aspetto la responsabilità di rispondere alla chiamata alla santità di fronte al Padre. Me lo dovete: Milano ne ha bisogno», l’arcivescovo Mario Delpini ha fiducia nei membri della prelatura fondata da san Josemaría Escrivá nel 1928. Lo sostiene con fermezza nel suo intervento di martedì 10 marzo durante la presentazione del volume Opus Dei. Una storia (Edizioni Ares), presso la sala multifunzionale gremita della Parrocchia di San Francesco di Sales a Milano.

All’incontro, moderato dalla vaticanista di Radio24 Catia Caramelli, partecipano anche uno dei due autori, il sacerdote e storico dell’Opus Dei José Luis González Gullón, Davide Prosperi, presidente della fraternità di Cl, Ferruccio de Bortoli, presidente della fondazione Corriere della Sera e Paola Müller, professore ordinario di Storia della filosofia medievale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Gli ospiti, diversi per provenienza e formazione, si confrontano sulle ferite aperte del nostro tempo: individualismo, fuga dalle domande ultime, disunità globale e necessità della pace.

«Abbiamo interrogato gli archivi per cinque anni per ottenere un testo che non vuole nascondere nulla, anzi illumina anche le ombre e i momenti più difficili, raccontando esperienze di uomini e donne che hanno incontrato l’Opus Dei nella loro vita», spiega González Gullón. «Al termine di questo lavoro racchiuderei il nocciolo del nostro carisma nell’espressione: “Essere unito a Gesù dove sei, dove abiti, nella tua famiglia”, che si può riassumere nel “vivere la santità in mezzo al mondo”».

Proprio a questo concetto si riaggancia Prosperi, che sottolinea i molti elementi di somiglianza tra il carisma di don Luigi Giussani e quello di san Josemaría. «Al centro vi è sempre la chiamata universale alla santità in ambito secolare, cioè in mezzo alla quotidianità del lavoro e delle relazioni sociali», afferma il presidente della Fraternità.

«Entrambi, pur in epoche diverse, si muovono in un contesto precedente al Concilio Vaticano II, che raccoglierà l’istanza di valorizzazione dei laici nella loro quotidianità». Legge poi un estratto della lettera che Giussani rivolge a coloro che decidono di iscriversi alla Fraternità, proposta ancora oggi a chi vi aderisce: «Sono grandi, sono maturi, soprattutto hanno la responsabilità della famiglia, che è l’azienda più importante per la natura, e non debbono avere responsabilità, non debbono sentire responsabilità matura per la loro santità?». Prosperi riflette anche sul «senso di appartenenza ad un movimento», che «vince la solitudine», ma non deve essere inteso in senso corporativo, quanto come «adesione a Cristo attraverso una forma incarnata e concreta».

(Giuseppe Beltrame, 13/03/26, Comunione e Liberazione)

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