{"id":246,"date":"2019-09-14T15:54:55","date_gmt":"2019-09-14T13:54:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/?p=246"},"modified":"2019-09-14T15:54:55","modified_gmt":"2019-09-14T13:54:55","slug":"figlio-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/?p=246","title":{"rendered":"Figlio della Chiesa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-247\" src=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-e-il-beato-Alvaro02-300x219.jpg\" alt=\"San Josemar\u00eda e il beato \u00c1lvaro\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-e-il-beato-Alvaro02-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-e-il-beato-Alvaro02-520x380.jpg 520w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-e-il-beato-Alvaro02.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il decreto sull&#8217;eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 vissute da mons. Josemaria Escriv\u00e0, promulgato da Giovanni Paolo II il 9 aprile 1990, colloca la figura del fondatore dell&#8217;Opus Dei in un preciso contesto ecclesiale: la proclamazione della vocazione di tutti i battezzati alla santit\u00e0 viene richiamata, con parole di Paolo VI, come \u00abl&#8217;elemento pi\u00f9 caratteristico del Magistero conciliare e, per cos\u00ec dire, il suo fine ultimo\u00bb, e mons. Escriv\u00e0 \u2014 che a quella proclamazione dedic\u00f2 tutte le sue energie dal 2 ottobre 1928 \u2014 viene posto \u00abin coincidenza profetica con il Concilio Vaticano II\u00bb. Del resto l&#8217;amore per la Chiesa e la volont\u00e0 di servirla promanano da tutti i suoi scritti, dalla predicazione e dalla vita stessa del fondatore. Vorrei chiederle: come esprimeva, soggettivamente, mons. Escriv\u00e0, la sua dedizione di figlio della Chiesa?<\/strong><br \/>\nConservo, incancellabile, il ricordo dell&#8217;arrivo a Roma del Padre. Era il 23 giugno 1946. Il Padre aveva 44 anni. Io ero a Roma dal febbraio di quell&#8217;anno, perch\u00e9 il fondatore mi aveva incaricato di avviare le pratiche per l&#8217;approvazione pontificia dell&#8217;Opera. Poich\u00e9 le caratteristiche dell&#8217;Opus Dei rappresentavano una completa novit\u00e0 nel Diritto canonico vigente, lavorai nella misura delle mie possibilit\u00e0 seguendo le precise indicazioni del fondatore. Mi dissero, tra l&#8217;altro, che ancora non era possibile ottenere l&#8217;approvazione dell&#8217;Opus Dei: eravamo nati \u2014 questa fu l&#8217;espressione letterale \u2014 con un secolo d&#8217;anticipo. Essendomi imbattuto in difficolt\u00e0 cos\u00ec grandi, apparentemente insuperabili, decisi di scrivere al Padre per fargli presente la necessit\u00e0 della sua presenza a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 in quel periodo egli patisse una gravissima forma di diabete, al punto che il medico curante, prof. Rof, aveva declinato ogni responsabilit\u00e0 sulla vita del Padre qualora avesse intrapreso il viaggio, il 21 giugno il Padre si imbarc\u00f2 a Barcellona sul vecchio piroscafo J.J. Sister, dopo aver chiesto il parere degli altri membri del Consiglio generale dell&#8217;Opus Dei ed essersi affidato alla Madonna della Mercede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un viaggio tremendo, a causa di una tempesta del tutto insolita nel Mediterraneo, la nave attracc\u00f2 nel porto di Genova il 22 giugno, poco prima di mezzanotte. Andai da Roma ad attenderlo, assieme a un altro membro dell&#8217;Opus Dei, l&#8217;avv. Salvador Canals. Prima eravamo passati da un modesto albergo per prenotare le stanze. Ricordo che l\u00ec Salvador e io consumammo una cena molto frugale: ci trovavamo in pieno dopoguerra; come dessert ci servirono una porzione di parmigiano. Io non conoscevo questo tipo di formaggio; lo assaggiai e mi parve molto buono, sicch\u00e9 lo conservai per il nostro fondatore. Non potevo sapere che quello sarebbe stato per lui il primo cibo dopo quarantotto ore. Il Padre mi prese sempre affettuosamente in giro per quel piccolo regalo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;indomani il fondatore celebr\u00f2 la sua prima Messa in terra italiana, in una chiesa molto danneggiata dai bombardamenti. Il viaggio verso Roma, in una piccola automobile noleggiata e lungo le strade rovinate dalla guerra, fu interminabile e scomodo. Ma il Padre era pieno di gioia e non si lamentava: era emozionato perch\u00e9 finalmente si sarebbe compiuta una delle sue pi\u00f9 grandi aspirazioni: videre Petrum. Durante tutto il percorso preg\u00f2 moltissimo per il Papa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fare della sera del 23 giugno arrivammo a Roma. Nello scorgere per la prima volta la cupola di San Pietro dalla via Aurelia, recit\u00f2 molto commosso un Credo. Avevamo preso in subaffitto alcune stanze di un appartamento all&#8217;ultimo piano di un edificio in piazza della Citt\u00e0 Leonina, n. 9, e l\u00ec vi era una terrazza dalla quale si vedevano la Basilica di San Pietro e il Palazzo Pontificio. Nell&#8217;affacciarsi a questa terrazza e nel contemplare le stanze occupate dal Vicario di Cristo, il Padre espresse il desiderio di rimanere l\u00ec per un po&#8217;, raccolto in preghiera, mentre gli altri, spossati da un viaggio cos\u00ec faticoso, si ritiravano a riposare. Spinto dall&#8217;amore per il Papa e commosso dal trovarsi cos\u00ec vicino alle sue stanze, il Padre rimase su quella terrazza per tutta la notte a pregare, senza dare peso alla stanchezza del viaggio n\u00e9 al suo stato di salute, n\u00e9 alla sete intensa causatagli dalla malattia, n\u00e9 ai fastidi sofferti durante la traversata in nave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo episodio pu\u00f2 dare un&#8217;idea dell&#8217;intensit\u00e0 con cui il fondatore amava la Chiesa e il Papa. E tuttavia, nonostante il grande desiderio \u2014 l&#8217;ansia, quasi \u2014 di recarsi a pregare sulla tomba di san Pietro, il Padre attese alcuni giorni prima di varcare la soglia del Tempio della cristianit\u00e0: a tanto giungeva il suo spirito di mortificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine di quello stesso mese, esattamente il 30 giugno, il Padre pot\u00e8 scrivere ai suoi figli del Consiglio generale, che a quel tempo risiedeva ancora in Spagna: \u00abHo un autografo del Santo Padre per &#8220;il fondatore della Societ\u00e0 Sacerdotale della Santa Croce e dell&#8217;Opus Dei&#8221;. Che grande gioia! L&#8217;ho baciato mille volte. Viviamo all&#8217;ombra di San Pietro, accanto al colonnato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 31 agosto dello stesso anno il fondatore fu in grado di ritornare a Madrid con un documento della Santa Sede, detto di lode dei fini, che non veniva rilasciato da quasi un secolo. Le difficolt\u00e0 cominciavano a essere superate.<br \/>\nIl 21 ottobre 1946, partendo ancora da Barcellona per ringraziare la Madonna della Mercede, mons. Escriv\u00e0 ritorn\u00f2 definitivamente a Roma, che rimase la sua residenza abituale per quasi trent&#8217;anni, fino al giorno in cui Dio lo chiam\u00f2 a s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima di procedere, mi consenta un piccolo chiarimento lessicale. Lei nomina mons. Josemaria Escriv\u00e0 come \u00abil fondatore\u00bb o come \u00abil Padre\u00bb. Ma questo dolcissimo appellativo famigliare adesso compete a lei, perch\u00e9 il fondatore \u2014 che voleva essere chiamato, e chiamavamo, Padre \u2014 l&#8217;ha tramandato a tutti i suoi successori. Quando, a partire dal 15 settembre 1975, abbiamo incominciato a rivolgerci a lei come \u00abPadre\u00bb, si \u00e8 prodotta un po&#8217; di confusione, perch\u00e9 \u00abPadre\u00bb era il fondatore, \u00abPadre\u00bb il suo primo successore. \u00abBenedetta confusione\u00bb, ha commentato lei stesso, perch\u00e9 testimonia la profonda unit\u00e0 nella continuit\u00e0 dell&#8217; Opera. Quasi subito, e spontaneamente, si \u00e8 fatta strada questa tacita convenzione: chiamiamo \u00abnostro Padre\u00bb il fondatore, e \u00abPadre\u00bb il prelato dell&#8217;Opus Dei. Questo dico perch\u00e9 quando lei parla del \u00abPadre\u00bb non \u00e8 possibile alcuna confusione, ma anch&#8217; io voglio nominare il fondatore come \u00abnostro Padre\u00bb, e non voglio privarmi della gioia di rivolgermi a lei come \u00abPadre\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma torniamo al nostro argomento. Nostro Padre fu accolto con benevolenza nella Curia romana, soprattutto da parte dell&#8217;allora Sostituto della Segreter\u00eca di Stato, mons. Montini, ma conobbe anche le debolezze degli uomini di Chiesa. Qualche volta disse d\u00ec aver perso la sua innocenza proprio arrivando a Roma&#8230;<\/strong><br \/>\nLe sue reazioni furono tuttavia sempre improntate a una profonda visione soprannaturale. Per esempio, prese la consuetudine di recarsi con frequenza in piazza San Pietro per recitare il Credo accanto alla tomba del Principe degli Apostoli e alla residenza del Papa; usava la formula insegnargli da piccolo dalla madre e quando arrivava alle parole \u00abcredo la santa Chiesa cattolica\u00bb, aggiungeva l&#8217;aggettivo romana e poi l&#8217;inciso: malgrado tutto. Una volta lo confid\u00f2, in mia presenza, a monsignor Tardini, non ricordo se era gi\u00e0 stato nominalo Cardinale Segretario di Stato; e il prelato gli domand\u00f2: \u00abChe cosa vuol dire &#8220;malgrado tutto&#8221;?\u00bb. Il Padre rispose: \u00abMalgrado i miei peccati e i Suoi\u00bb. Non voleva ovviamente offendere monsignor Tardini; ma siccome nessun uomo \u00e8 esente dal peccato e il giusto cade sette volte al giorno, il nostro fondatore avvertiva l&#8217;esigenza che i collaboratori del Papa fossero molto santi e pieni di Spirito Santo, affinch\u00e8 anche nel resto della Chiesa vi fosse pi\u00f9 santit\u00e0. Non ammetteva n\u00e9 giustificava la falsa umilt\u00e0 di alcuni ecclesiastici sempre inclini a un&#8217;autocritica della Chiesa: la Chiesa \u2014 come ripeteva spesso \u2014 \u00e8 senza macchia, perch\u00e9 \u00e8 la Sposa di Cristo. Questo atteggiamento di meaculpismo, come ebbe a definirlo, lo addolorava: non ammetteva che il riconoscimento delle debolezze degli uomini offuscasse la fede nell&#8217;obiettiva santit\u00e0 della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nostro Padre ha conosciuto tre Papi. Quali furono i suoi rapporti con Pio XII?<\/strong><br \/>\nIl Santo Padre Pio XII ricevette pi\u00f9 volte in udienza il Padre e dimostr\u00f2 la propria stima verso l&#8217;Opera concedendo le prime due approvazioni pontificie: il Decretum laudis del 1947 e l&#8217;approvazione definitiva del 1950. Per dimostrargli il proprio affetto, il nostro fondatore non esitava a offrire al Papa anche regali assai semplici: per esempio, una volta gli port\u00f2 delle arance che aveva ricevuto dalla Spagna, dato che a quell&#8217;epoca non avevamo neppure i soldi per comprarci da mangiare a Roma; un&#8217;altra volta, avendo saputo che al Santo Padre piaceva un determinato vino spagnolo, se ne fece mandare una certa quantit\u00e0 e glielo don\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un episodio assai sintomatico dell&#8217;affetto del Padre per il Sommo Pontefice. Durante un&#8217;udienza, a un certo punto egli volle baciare i piedi di Pio XII. Il Papa gli permise di baciarne uno, ma non volle che gli baciasse l&#8217;altro. Allora il Padre insist\u00e8 filialmente rammentando al Santo Padre che egli era aragonese e, se tutti gli aragonesi sono cocciuti, in lui questa caratteristica era particolarmente sviluppata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pi\u00f9 occasioni Pio XII espresse il suo apprezzamento per il fondatore dell&#8217;Opus Dei. Al card. Gilroy e al suo ausiliare confid\u00f2: \u00ab\u00c8 un vero santo, un uomo mandato da Dio per i nostri tempi\u00bb. \u00c8 stato lo stesso ausiliare, mons. Thomas Muldoon, dopo la morte del Padre, a consegnare questo ricordo in una testimonianza scritta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-39\" src=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-02-225x300.jpg\" alt=\"San Josemar\u00eda\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-02-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-02-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-02-520x693.jpg 520w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-02.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>In un&#8217;intervista giornalistica (Colloqui, n. 229) nostro Padre stesso ricord\u00f2 che, incoraggiato dal fascino affabile e paterno di Giovanni XXIII, una volta gli disse: \u00abPadre Santo, nella nostra Opera tutti gli uomini, siano o no cattolici, hanno sempre trovato accoglienza: non ho imparato l&#8217;ecumenismo da Vostra Santit\u00e0\u00bb. E il Papa rise commosso, perch\u00e9 sapeva che, fin dal 1950, la Santa Sede aveva autorizzato l&#8217;Opus Dei ad accogliere come cooperatori i non cattolici e perfino i non cristiani.<\/strong><br \/>\nL&#8217;episodio avvenne proprio nella prima udienza che Giovanni XXIII accord\u00f2 al fondatore, il 5 marzo 1960. Il Santo Padre era cos\u00ec semplice e affabile, che stimolava confidenze anche poco protocollari nei suoi interlocutori. Del resto, nostro Padre, nelle udienze papali, anche nei casi in cui doveva trattare questioni di particolare importanza, non mancava mai di raccontare dei fatti che avrebbero potuto rallegrare il Papa. Ricordo che, pochi giorni dopo il suo arrivo a Roma, fu ricevuto da mons. Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato. Il nostro fondatore gli parl\u00f2 a lungo dell&#8217;Opera e gli raccont\u00f2 alcuni episodi dell&#8217;apostolato dei suoi figli. Mons. Montini assicur\u00f2 che li avrebbe riferiti subito al Santo Padre: \u00abQui giungono solamente pene e dolori, e il Papa sar\u00e0 molto contento quando verr\u00e0 a conoscenza di tutte le cose buone che voi state vivendo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine di quella prima udienza, Giovanni XXIII confid\u00f2 che le spiegazioni del Padre sullo spirito dell&#8217;Opera gli avevano aperto \u00aborizzonti insospettati di apostolato\u00bb.<br \/>\nNon assistei all&#8217;udienza privata concessa da Giovanni XXIII il 27 giugno 1962. Lo accompagn\u00f2 don Javier Echevarr\u00eca, ma non fu presente al colloquio: fu una conversazione a tu per tu fra il Papa e il fondatore dell&#8217;Opus Dei. So che parlarono a lungo sullo spirito e l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;Opera nel mondo e pochi giorni dopo, vale a dire il 12 luglio 1962, il Padre scrisse una lettera ai suoi figli del mondo intero chiedendo loro di unirsi alla riconoscenza che egli sentiva di dovere a Giovanni XXIII per avergli offerto ancora una volta l&#8217;onore e la gioia di videre Petrum. Debbo aggiungere che il nostro fondatore mi parl\u00f2 pi\u00f9 volte, con accenti di grande ammirazione, delle virt\u00f9 sacerdotali di Papa Roncalli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la dolorosa malattia di Giovanni XXIII, mons. Angelo Dell&#8217;Acqua raccont\u00f2 al Padre, con cui era in grande confidenza, alcuni particolari di come si prendeva cura del Pontefice: per esempio, quando stava al suo capezzale, il Papa gli prendeva la mano e se accennava ad andarsene e a lasciare la stretta, esclamava: \u00abAngelino, non mi lasciare!\u00bb. Il Padre si rattristava al pensiero della solitudine in cui si trovano i Papi e ringrazi\u00f2 di tutto cuore mons. Dell&#8217;Acqua che con i pi\u00f9 intimi collaboratori della famiglia pontificia stava assistendo con affetto Giovanni XXIII ormai agonizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gi\u00e0 dagli accenni precedenti si intuisce che la stima di Paolo VI per l&#8217;Opus Dei e il suo fondatore datavano da prima della sua elevazione al pontificato.<\/strong><br \/>\nBasti ricordare che, una volta ottenuta l&#8217;approvazione pontificia dell&#8217;Opus Dei, ritenni opportuno chiedere alla Santa Sede, in qualit\u00e0 di Procuratore generale e a nome del Consiglio generale dell&#8217;Opera, la nomina di Prelato domestico per il fondatore. L&#8217;allora mons. Montini non solo approv\u00f2 la mia iniziativa, ma la fece propria. Eravamo all&#8217;inizio del 1947.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben conoscendo l&#8217;umilt\u00e0 del Padre, avviai le pratiche senza informarlo previamente. Nella primavera di quell&#8217;anno arriv\u00f2 la lettera di mons. Montini con il documento di nomina del fondatore dell&#8217;Opus Dei a Prelato domestico; era datato 22 aprile 1947. Mons. Montini esprimeva la sua lode per l&#8217;Opus Dei e per il suo fondatore e aggiungeva che l&#8217;Opera era una speranza per la Chiesa.<br \/>\nIl Padre ne fu molto grato, ma mi disse che non voleva accettare e che pensava di restituire con tutta la sua gratitudine il documento di nomina a mons. Montini e di spiegargli che non desiderava alcuna onorificenza. Don Salvador Canals e io lo pregammo di non farlo, e l&#8217;argomento decisivo fu che con tale nomina si dimostrava in modo ancor pi\u00f9 patente la secolarit\u00e0 dell&#8217;Opus Dei. Allora cambi\u00f2 parere e scrisse una lettera al Sostituto della Segreteria di Stato esprimendo i propri sentimenti di gratitudine per quella prova di affetto del Santo Padre e sua. In seguito venimmo a sapere che mons. Montini aveva avuto anche la delicatezza di pagare di tasca propria la tassa per la nomina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho potuto costatare in modo particolarissimo l&#8217;affetto di Paolo VI per il Padre quando fui da lui ricevuto dopo essere stato chiamato a succedere al fondatore. Paolo VI mi parl\u00f2 con ammirazione del Padre ed espresse la convinzione che fosse un santo. Mi conferm\u00f2 che gi\u00e0 da molti anni leggeva ogni giorno Cammino, con grande beneficio della sua anima, e mi domand\u00f2 a che et\u00e0 il nostro fondatore lo aveva pubblicato. Risposi che lo aveva dato alle stampe a trentasette anni, ma precisai che il nucleo del libro era gi\u00e0 comparso nel 1934 con il titolo di Consideraciones espirituales ed era stato scritto un paio d&#8217;anni prima, all&#8217;et\u00e0 cio\u00e8 di circa trent&#8217;anni. Il Santo Padre rimase pensoso per un attimo, poi osserv\u00f2: \u00abAllora lo ha scritto nella maturit\u00e0 della giovinezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ho ancora ben vivo nella memoria il ricordo della visita di Paolo VI al Centro Elis, il 21 novembre 1965, giorno dell&#8217; inaugurazione. Il grandioso complesso che sorge nel popolare quartiere romano del Tiburtino era nato da un&#8217; iniziativa di Giovanni XXIII che aveva deciso di destinare alla creazione di un&#8217;opera sociale in Roma la somma raccolta fra i cattolici di tutto il mondo in occasione dell&#8217; ottantesimo Compleanno di Pio XII, affidandone il progetto, la realizzazione e la gestione all&#8217;Opus Dei. Ne scatur\u00ec una struttura polivalente, composta da una Residenza per studenti-lavoratori, da un Centro di formazione professionale con vari corsi di specializzazione tecnica e artigianale, da una biblioteca, da un Centro sportivo, da una Scuola alberghiera con annesse attivit\u00e0 di promozione della donna. Accanto all&#8217;Elis sorge la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista al Collatino, affidata a sacerdoti dell&#8217;Opus Dei.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Papa si trattenne ben oltre il tempo previsto per la visita. Celebr\u00f2 la santa Messa, benedisse una statua della Madonna destinata all&#8217;Universit\u00e0 di Navarra, e visit\u00f2 dettagliatamente i locali del Centro. Al termine abbracci\u00f2 il nostro fondatore e, visibilmente commosso, esclam\u00f2: \u00abQui tutto \u00e8 Opus Dei\u00bb. Fu un segno di grande considerazione per l&#8217;Opera e per il Padre, tanto pi\u00f9 che a quel tempo le visite pontificie erano rarissime, e Paolo VI volle che l&#8217;inaugurazione dell&#8217; Elis fosse fissata durante la fase conclusiva del Vaticano II per consentire l&#8217;intervento di molti padri conciliari alla cerimonia, come infatti avvenne. Qual \u00e8 stato l&#8217;ultimo incontro del fondatore con Paolo VI?<\/strong><br \/>\nAvvenne il 25 giugno 1973, ed ebbe caratteristiche singolari, indimenticabil. Il Padre parl\u00f2 al Papa di argomenti molto soprannaturali, lo aggiorn\u00f2 sullo sviluppo dell&#8217;Opera, sui frutti concessi dal Signore in tutto il mondo. Paolo VI se ne rallegr\u00f2 molto e a volte lo interrompeva per lasciarsi andare a qualche elogio o semplicemente per esclamare: \u00abLei \u00e8 un santo\u00bb. Lo so perch\u00e9 al termine dell&#8217;udienza vidi che il Padre aveva un aspetto piuttosto pensoso, quasi triste; gliene domandai il motivo, ma sulle prime non volle rispondermi. Poi mi raccont\u00f2 che il Papa gli aveva detto quelle parole ed egli si era colmato di vergogna e di dolore per i propri peccati, giungendo persino a protestare: \u00abNo, no. Vostra Santit\u00e0 non mi conosce; io sono un povero peccatore\u00bb. Ma il Papa aveva insistito: \u00abNo, no, Lei \u00e8 un santo\u00bb. Allora il fondatore aveva replicato, pieno di emozione: \u00abSulla terra non c&#8217;\u00e8 che un santo: il Santo Padre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto mons. Carlo Colombo, teologo di fiducia e amico personale di Paolo VI, ha testimoniato che il Santo Padre lo incoraggi\u00f2 a scrivere la lettera postulatoria per l&#8217;apertura del processo di beatificazione del fondatore dell&#8217;Opus Dei. Ecco le sue parole: \u00abNel corso di un incontro con Paolo VI, dove furono trattati diversi argomenti, ebbi modo di esprimere al Pontefice la mia intenzione di rivolgerGli una lettera postulatoria per l&#8217;inizio del processo canonico che introducesse la causa di mons. Escriv\u00e0 de Balaguer, fondatore dell&#8217;Opus Dei. Sentivo il dovere di far sapere al Pontefice perch\u00e9 avevo intenzione di rivolgerGli una lettera postulatoria che non avrei potuto scrivere se non avessi avuto personalmente motivi seri che mi inducessero a farlo. Data la grande confidenza di cui godevo presso il Papa, non potevo permettermi di deludere la Sua fiducia. Paolo VI mi diede il Suo pieno assenso e approvazione, data la grande stima che aveva per il Servo di Dio, di cui conosceva il desiderio di bene che lo guidava, l&#8217;amore fervente alla Chiesa e al suo Capo visibile, lo zelo ardente per le anime\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ero presente, con un gruppo di membri dell&#8217;Opus Dei di diversi Paesi, il 19 agosto 1979 alla Messa che Giovanni Paolo II celebr\u00f2 per noi, pronunciando l&#8217;indimenticabile omelia in cui disse, fra l&#8217;altro: \u00abGrande ideale, veramente, il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato, che caratterizz\u00f2 poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio\u00bb. Sentire dalla viva voce del successore di Pietro questo elogio della nostra spiritualit\u00e0 e del nostro essere Chiesa commosse me e tutti i presenti, e internamente abbiamo rivolto quell&#8217;elogio al nostro fondatore che purtroppo non ebbe l&#8217;opportunit\u00e0 di incontrare il futuro Giovanni Paolo lI, un Papa che ha legato il suo nome alla storia dell&#8217; Opera.<\/strong><br \/>\n<strong>Nostro Padre \u00e8 dunque considerato un precursore del Concilio Vaticano II, eppure non partecip\u00f2 di persona al Concilio.<\/strong><br \/>\nIl Padre fu molto contento per l&#8217;indizione del Concilio Vaticano II e non appena Giovanni XXIII ne diede l&#8217;annuncio, subito gli fece pervenire una lettera piena di gratitudine. Prevedeva, fra l&#8217;altro, che il Concilio avrebbe colmato la lacuna teologica sul ruolo dei laici nella Chiesa, come infatti avvenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Previde che lo avrebbero potuto convocare in qualit\u00e0 di Presidente generale di un Istituto secolare, tale essendo, a quel tempo, la configurazione giuridica dell&#8217;Opus Dei: in tal caso avrebbe dovuto partecipare in qualit\u00e0 di Padre conciliare alla stregua di altri Superiori di istituzioni incluse nello stato di perfezione. Perci\u00f2, malgrado desiderasse vivamente intervenire di persona nelle riunioni conciliari, non ritenne conveniente prendervi parte nella veste di Presidente di un Istituto secolare: infatti ci\u00f2 avrebbe potuto significare, se non l&#8217;accettazione di uno status giuridico inadeguato alla natura dell&#8217;Opera, almeno un dato di fatto che costituiva pur sempre un precedente poco favorevole per la futura revisione dell&#8217;inquadramente giuridico dell&#8217;Opus Dei. Spieg\u00f2 quindi alla Curia per quali motivi non considerava prudente partecipare al Concilio e la sua decisione fu compresa immediatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, fu invitato a intervenire come perito del Concilio da mons. Loris Capovilla, fattosi interprete del desiderio del Santo Padre Giovanni XXIII. Il fondatore reiter\u00f2 ancora una volta la propria disponibilit\u00e0 totale e incondizionata, ma, dopo aver ringraziato dell&#8217;invito, illustr\u00f2 le ragioni per cui avrebbe preferito non accettare, rimettendosi comunque alla decisione del Papa. Ecco, in sintesi, tali ragioni: da un lato, non avrebbe potuto dedicare tutto il tempo necessario allo svolgimento di questo compito. E, dall&#8217;altro, diversi figli suoi vescovi erano Padri conciliari e sarebbe sembrato strano che lui intervenisse come semplice perito: non si trattava certo di un atteggiamento di superbia, ma del desiderio di evitare malintesi che avrebbero messo in cattiva luce la Santa Sede. Siccome era noto che il fondatore aveva declinato la nomina a Padre conciliare, se avesse accettato quella di perito qualcuno avrebbe potuto pensare che volesse muoversi dietro le quinte o con sotterfugi. Mentre coloro che non erano al corrente della situazione avrebbero supposto che non veniva attribuita all&#8217;Opus Dei alcuna importanza ecclesiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-159\" src=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII-300x251.jpg\" alt=\"San Josemar\u00eda , il beato Alvaro con papa Giovanni XXIII\" width=\"300\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII-300x251.jpg 300w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII-768x641.jpg 768w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII-1024x855.jpg 1024w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII-520x434.jpg 520w, https:\/\/www.escriva.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/San-Josemaria-don-Alvaro-con-papa-Giovanni-XXIII.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Invece, il nostro fondatore offr\u00ec alle autorit\u00e0 ecclesiastiche competenti la collaborazione di tutta l&#8217;Opera e di tutti i suoi membri, molti dei quali, in effetti, parteciparono alla preparazione e allo svolgimento del Concilio.<br \/>\nPer quanto mi riguarda, mi esort\u00f2 ad accettare le varie nomine nelle diverse Commissioni del Concilio e a dedicarvi tutto il mio impegno. All&#8217;apertura dei lavori venni nominato perito conciliare; Segretario della Commissione per la Disciplina del clero e del popolo cristiano, all&#8217;interno della quale ebbi l&#8217;obbligo di intervenire molto attivamente&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 la Commissione che elabor\u00f2 il decreto Presbyterorum ordinis&#8230;<\/strong><br \/>\nEsatto. Inoltre fui nominato consultore di altre tre Commissioni conciliari (per i vescovi e il regime delle diocesi; per i religiosi; per la Dottrina della fede; nonch\u00e9 consultore della Commissione mista per le associazioni di fedeli), e consultore della Commissione per la revisione del Codice di Diritto canonico. Concluse le attivit\u00e0 dell&#8217;Assemblea Ecumenica, ricevetti la nomina a consultore della Commissione postconciliare per i vescovi e il governo delle diocesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante lo svolgimento delle sessioni conciliari, accanto ai risultati positivi e ispirati che sarebbero stati condensati nei documenti definitivi, si verificarono malumori e confusioni, spesso amplificati dai giornali. Se ne lamentarono gli stessi Giovanni XXIII e Paolo VI, e mons. Dell&#8217;Acqua lo confid\u00f2 al nostro fondatore. Bisogna precisare che la fiducia accordata da questo prelato al nostro fondatore \u2014 di cui \u00e8 chiara prova la corrispondenza risalente a quel periodo \u2014 non era semplicemente frutto dell&#8217;intimo legame d&#8217;amicizia che li univa, ma era il Santo Padre a incoraggiare il Sostituto della Segreteria di Stato in tal senso: in questo modo fu stabilito un canale di comunicazione sempre aperto e diretto tra il Papa e il nostro fondatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei tre anni del Concilio, senza contare il periodo preparatorio, il nostro fondatore si incontr\u00f2 con molti Padri conciliari, periti, ecc. A volte li invitava a pranzo nella nostra sede centrale; altre volte era lui ad andarli a trovare nelle case in cui avevano preso alloggio, quasi sempre per ricambiare la loro visita. Vi erano giorni in cui riceveva pi\u00f9 di mezza dozzina di queste visite e non era per nulla facile sottrarre alle sue mansioni di governo dell&#8217;Opera il tempo necessario per accogliere nel modo dovuto i vari cardinali, arcivescovi, vescovi, nunzi, teologi, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io presenziai a molti di questi colloqui e ho potuto osservare con quanta semplicit\u00e0 e affabilit\u00e0 il Padre trattava coloro che venivano a trovarlo. Per esempio, mons. Fran\u00e7ois Marty, allora arcivescovo di Reims, prima di diventare cardinale arcivescovo di Parigi, ebbe a scrivere: \u00abAll&#8217;epoca del Concilio Vaticano II ebbi l&#8217;occasione di incontrarmi a pi\u00f9 riprese con mons. Escriv\u00e0 de Balaguer, fondatore dell&#8217;Opus Dei. In seguito a quelle conversazioni conservo il ricordo di un uomo che parlava solamente di Dio. Un momento di colloquio con lui sembrava come un momento di preghiera. Ma tutto ci\u00f2 non toglieva nulla al suo buon umore, al suo senso soprannaturale, alla sua carit\u00e0 piena d&#8217;affetto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche mons. Abilio del Campo, vescovo di Calahorra, ha lasciato questa testimonianza: \u00abCredo sinceramente che Josemaria abbia contribuito in modo decisivo a chiarificare dottrinalmente molti punti sui quali le luci che egli aveva ricevuto da Dio e la sua straordinaria esperienza pastorale nel mondo del lavoro erano quasi insostituibili. Furono molti i Padri conciliari che, avvalendosi della sua amicizia, poterono raccogliere i suoi appropriati consigli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Immagino che alcuni di questi consigli riguardassero anche la difesa dell&#8217;ortodossia cattolica, in quel periodo in cui un malinteso \u00abspirito conciliare\u00bb seminava parecchia confusione&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00c8 significativa la testimonianza di mons. Giacomo Barabino, allora segretario del card. Siri e oggi vescovo di Ventimiglia, che ha dichiarato: \u00abLa difesa dell&#8217;ortodossia non nasceva in lui da spirito di conservazione, da chiusura mentale o rigidit\u00e0 di carattere. C&#8217;era un&#8217;evidente preoccupazione di salvare l&#8217;ortodossia e le strutture vitali, divine, della Chiesa; ma era altrettanto evidente il suo spirito aperto e innovativo: sentirlo parlare di come fosse necessario assecondare, ciascuno al proprio posto e nella fedelt\u00e0 al proprio carisma nella Chiesa, la corrente santificatrice diffusa dallo Spirito Santo nel Popolo di Dio, in ogni fedele chiamato alla pienezza della vita cristiana, era davvero entusiasmante. In tale sua coraggiosa apertura, egli metteva in risalto la missionariet\u00e0 della Chiesa in tutti gli ambienti, anche nei pi\u00f9 difficili. Per lui si trattava di una realt\u00e0 quotidianamente vissuta: era la coerenza con l&#8217;idea fondamentale da cui era partito e cio\u00e8 quella della vocazione universale alla santit\u00e0, idea in forza della quale egli si adeguava continuamente, con un&#8217;elasticit\u00e0 davvero ammirevole, alle esigenze del tempo e della incarnazione della Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dev&#8217;essere stata grande l&#8217;emozione di nostro Padre nel vedere confermata dal Concilio e diventare patrimonio di tutta la Chiesa l&#8217;intuizione che il Signore gli aveva affidato il 2 ottobre 1928&#8230;<\/strong><br \/>\nIn effetti, poco dopo la chiusura del Concilio, l&#8217;ho pi\u00f9 volte sentito ripetere: \u00abFigli miei, al termine di questo Concilio dobbiamo essere contenti. Trent&#8217;anni fa alcuni mi accusarono di essere eretico, perch\u00e9 predicavo aspetti del nostro spirito che adesso sono stati proclamati in modo solenne dal Concilio\u00bb. E in un&#8217;intervista rilasciata all&#8217;Osservatore della Domenica, nel 1968, ebbe a dichiarare: \u00abUna delle mie maggiori gioie \u00e8 stata appunto vedere come il Concilio Vaticano II ha proclamato con grande chiarezza la vocazione divina del laicato. Senza ombra di presunzione, devo dire che, per quanto si riferisce alla nostra spiritualit\u00e0, il Concilio non ha significato un invito a cambiare, ma ha invece confermato ci\u00f2 che \u2014 per la grazia di Dio \u2014 stavamo vivendo e insegnando da tanti anni a questa parte. La principale caratteristica dell&#8217;Opus Dei non sono delle tecniche e dei metodi di apostolato, e nemmeno delle strutture determinate, bens\u00ec una spiritualit\u00e0 che conduce appunto alla santificazione del lavoro ordinario\u00bb (Colloqui, n. 72).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il decreto sull&#8217;eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 vissute da mons. 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