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Data: 1994
Autore: V. Messori
Fonte: Opus Dei. Un'indagine
Editore: Mondadori
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Il "caso" Von Balthasar

In questo stesso mondo cattolico (oltre che - di rimbalzo - in quello laico che da qui, peraltro, riceve spesso l'imbeccata), per giustificare la diffidenza, quando non l'ostilità, verso l'Opus Dei, ci si rifà sempre a un episodio che compie trent'anni giusto nel momento in cui scrivo.

Con una sorta di "tormentone" perennemente rinnovato, si ricorda che era in posizione critica davanti a quest'Opera persino Hans Urs von Balthasar, gesuita svizzero passato (per sua richiesta) allo status di sacerdote secolare, considerato da molti uno dei più grandi - anche se più discussi - teologi cattolici del secolo. Durante il pontificato di Giovanni XXIII (che soltanto una tenace e interessata strumentalizzazione ha cercato di trasformare - contro ogni verosimiglianza storica - in un "progressista", in un papa "di sinistra"), von Balthasar, sospettato di eccessiva "apertura", fu in disgrazia e non fu chiamato a partecipare all'attività delle commissioni teologiche conciliari. Nel post-Concilio la situazione si rovesciò e il presunto "progressista" fu scambiato - anche stavolta abusivamente, a quel che pare - per un "conservatore". Così, i suoi fans di prima divennero suoi avversari. E viceversa.

Sta di fatto che divenne un beniamino di Giovanni Paolo II il quale, nel 1984, gli fece assegnare quella sorta di Nobel vaticano che è il premio Paolo VI e nel 1988 lo nominò cardinale (ma lo studioso morì pochi giorni prima di partire dalla sua Basilea per Roma, dove gli sarebbe stata imposta la berretta del porporato).

Grande teologo, straordinario erudito, prete di vigorosa vita cristiana, von Balthasar presentava anche aspetti singolari, forse contraddittori.
Io stesso (e vedrete che non è autobiografismo il parlarne, è un modo per cercare di capire il problema che qui c'interessa) fui messo in grande difficoltà da un suo comportamento sconcertante, per un'intervista che gli feci nell'autunno del 1985 e che occupò due intere pagine sul quotidiano cattolico "Avvenire", provocando grande scalpore in tutta la Chiesa, dove fu tradotta in varie lingue e diffusa in brochures.

Una diffusione alla quale (mi dissero) partecipò persino il papa che - ordinatane una versione in polacco - pare la distribuisse agli ospiti suoi connazionali: ne era soddisfatto perché quello svizzero lo difendeva dagli attacchi - in quei giorni particolarmente virulenti, anche se ormai rituali - di un altro svizzero, il teologo dissidente Hans Kung.

Qualche giorno dopo, a sorpresa (e senza avvertire nessuno degli interessati) von Balthasar smentiva alcune sue affermazioni centrali in quella mia intervista; e lo faceva su uno dei più autorevoli quotidiani tedeschi, la celebre "Frankfurter Allgemeine Zeitung". Malgrado questa tattica furtiva - che fidava forse nella scarsa diffusione della stampa tedesca in Italia - la cosa suscitava ovunque echi clamorosi e immediati.

Ma immediata era anche, da parte del cronista che qui scrive, l'invio all'interessato e a chi di dovere (anche "dall'alto" si chiedevano urgenti chiarimenti) di copia delle cassette registrate che confermavano come le parole del teologo fossero state riportate con assoluta fedeltà. Immediata era anche la testimonianza, a conferma di quella correttezza, da parte del direttore stesso di "Avvenire", presente al colloquio, svoltosi a Basilea.

Ne seguivano, da parte del professor von Balthasar lettere private - che stanno nel mio archivio - l'ultima delle quali terminava con espressioni disorientanti: "Capisco bene la vostra amarezza e confesso di essere sorpreso da ciò che mi dite delle (mie) parole sui vostri nastri [...]. È colpa mia [...]. Vi prego di volere seppellire quest'affare che ci ha causato, a tutti, tali noie...".

Se vi segnalo questo episodio (che, peraltro, non è per niente privato, visto che ne nacquero polemiche che durarono mesi su tutta la stampa internazionale) è perché sembrano esserci singolari oscillazioni di quel grande erudito - alcuni suoi libri sono fondamentali per la Chiesa del nostro secolo - pure nell'affaire che riguarda l'Opus Dei.

Le cose si svolsero come andremo tosto a vedere... Nel novembre del 1963, sulla "Neue Zurcher Nachrichten" (un piccolo giornale svizzero, con poche migliaia di copie di tiratura e che da anni ha cessato le pubblicazioni), von Balthasar pubblicava un articolo dal titolo Integrismo che, il mese successivo, era ristampato tale e quale sulla rivista teologica di Vienna, ben più diffusa e autorevole, "Wort und Wahrheit" ("Parola e Verità").

Nell'articolo era nominato anche l'Opus Dei, definito "una concentrazione integrista di potere nella Chiesa". Secondo il teologo, nucleo centrale dell'"integrismo" sarebbe l'intento di "imporre lo spirituale con mezzi mondani".

È da notare che quell'articolo faceva seguito a un altro dove, criticando Teilhard de Chardin, von Balthasar prendeva posizione contro il "progressismo" clericale. Dunque, condanna sia della "sinistra" sia della "destra" ecclesiale: in quest'ultima era messa la Obra che, peraltro (lo confesserà dopo, come vedremo), quel teologo allora quasi non conosceva, anche perché nella Svizzera tedesca cominciava appena a muovere i primi passi. Il suo giudizio negativo si basava praticamente soltanto sull'analisi di alcuni punti del libro di Escrivà, Cammino, giudicato di spiritualità non sufficientemente profonda per un'Opera di ambizioni mondiali.

Fu piuttosto agevole, per i membri dell'Opus Dei, mostrare in modo inoppugnabile (presentando da una parte le parole autentiche di Cammino, dall'altra quelle riportate dal teologo) che il testo era stato "violentato", isolando frasi dal contesto, unendone altre in modo abusivo, privandone altre ancora del seguito che spiegava l'affermazione precedente. Insomma, si sarebbe trattato di un caso come quello di cui parlava Joseph Fouché (almeno, molti l'attribuiscono a lui; alcuni lo collegano ad altri), il volpino ministro francese di polizia buono per tutti i regimi: "Datemi un qualunque testo di chiunque e io, tagliando e ricucendo in modo acconcio, troverò le prove sufficienti per farlo ghigliottinare...".

Da allora, comunque - e sono passati, lo ricordavo, ben trent'anni - non c'è praticamente dibattito sull'Opera che non si rifaccia a quel giudizio negativo, usato anche nella battaglia per la beatificazione di Escrivà di cui parleremo subito sotto. L'argomento è questo: come può non essere "integrista", "di destra", "tanto potente quanto occulto" l'Opus Dei, se persino un teologo amico del "papa polacco", a sua volta amico di quella Istituzione, ha preso con decisione le distanze da esso?

Un macigno, insomma, del cui peso sembra difficile liberarsi per i malcapitati discepoli di Escrivà. Di questo sono convinti, con qualche imbarazzo, anche cattolici volonterosi, che pur vorrebbero guardare senza pregiudizi o addirittura con simpatia all'Istituzione del beato spagnolo.

Ovviamente, da cronista che cerca di fare il suo mestiere (e messo un poco in allarme, lo confesso, da quella mia sconcertante esperienza personale con il Maestro di Basilea), ho voluto esaminare nella sua completezza il dossier del caso, senza arrestarmi a quelle prime schermaglie alle quali praticamente tutti nella Chiesa - al di fuori, ovviamente, dell'Opera - sembrano fermi da decenni.

Dal dossier risulta, anzitutto, una sorprendente assenza. Il famoso articolo è del 1963 e il suo autore muore - ancora in piena attività intellettuale, con una miriade di collaborazioni e di impegni in corso (pochi uomini, forse, hanno scritto e parlato quanto lui) - nel 1988. In quei venticinque anni, nelle centinaia se non migliaia di testi che firma, von Balthasar non solo non scrive (né dice) una sola parola contro l'Opus Dei, ma sembra ritrattare - anche qui... - i suoi giudizi. Per esempio, nel 1984 scrive a un sacerdote della Prelatura: "Qualche decennio fa, ho criticato una volta Cammino (non l'Opus Dei!), perché mi sembrava insufficiente come spiritualità, per un'opera tanto enorme. Da allora, non ho detto una sola parola contro l'Opus Dei".
Due anni dopo, il 19 dicembre 1986, scrivendo sullo stesso argomento ad Hans Thomas, altro membro dell'Opera, confessa: "Allora [in quel 1963, N.d.R.] non conoscevo affatto i suoi membri".

Ma a questi documenti "privati" va anteposta una decisiva testimonianza "pubblica" del 1979 che non è mai citata da nessun critico, come onestà imporrebbe. La stessa onestà impone però, al contempo, di riconoscere che ben difficilmente potrebbe essere citata, visto che il giornale in cui sarebbe dovuta apparire non volle pubblicarla.

Il giornale in questione è poi il quotidiano che molti considerano il più autorevole della Svizzera, quello sempre menzionato nei commenti internazionali, la "Neue Zurcher Zeitung", dalle tradizioni di radicalismo laicista. Nella sua lettera al direttore di quel giornale (ma che il direttore, dicevamo, non volle ospitare: il testo autografo fu però - significativamente - inviato da von Balthasar ai responsabili svizzeri dell'Opera e sta ovviamente ancora nei suoi archivi) il teologo scrive: "Nella "Neue Zurcher" del gennaio 1979 è apparsa una violenta requisitoria contro l'attività dell'Opus Dei a Zurigo che non mi sembra degna di un quotidiano che recentemente è stato insignito del premio Erasmo - il premio dei grandi conciliatori! - e nella quale mi si presenta come principale testimone contro la citata organizzazione.

Fortunatamente, l'autore ha precisato che si tratta di un mio articolo comparso nel 1963 (in una rivista che da tempo ha cessato le pubblicazioni), però ha dimenticato di dire che si trattava, in realtà, di una recensione di Cammino, un'opera del fondatore dell'Opus Dei. Non si trattava, cioè, di un giudizio sull'insieme dell'opera di Escrivà de Balaguer (che allora non era accessibile come oggi, alla pari di tutta la spiritualità che si vive nella sua fondazione).

Allora, nel 1963, la mia impressione era solo che le sentenze e le esortazioni contenute in Cammino non potessero bastare come fondamento spirituale di una organizzazione tanto influente, di diffusione mondiale. Per mancanza di informazione concreta, non sono in grado di emettere un giudizio sull'Opus Dei attuale, però qualcosa mi appare ugualmente sicuro: che molte delle accuse (anche quelle che l'articolo del vostro giornale allega contro l'insegnamento della religione da parte di membri dell'Opus Dei) sono semplicemente false e anticlericali".

Pare proprio che, dopo l'esame di una lettera simile, occorrerà più prudenza nello sbrigarsi della Obra, affermando che "persino il teologo più ammirato da papa Wojtyla ne ha messo in guardia i cattolici".

Una prudenza che dovrà aumentare, dopo aver letto l'ultimo documento dell'affaire. Si tratta probabilmente anche dell'ultimo articolo del grande teologo, apparso poco dopo la sua morte nel numero di luglio del 1988 della rivista teologica "Diakonia". È un articolo che ha per titolo Integrismo oggi ed è dunque la ripresa dello stesso tema del celebre testo del 1963. Uno studio ampio, dove von Balthasar riesamina quel fenomeno di cui diceva di aver visto nell'Opus Dei, venticinque anni prima, un esempio significativo.

Ebbene, in questa sorta di testamento teologico, si cercherebbe invano un riferimento all'Istituzione di don Escrivà: non un richiamo diretto né un richiamo indiretto. Nulla: non una sola parola...

Che conclusione trarne, se non che avesse cambiato opinione, come, del resto, gli era avvenuto altre volte nella sua vita lunga e appassionata e come io stesso dovetti accorgermi?

 

 

 

Josemaría Escrivá