In
unità con lo Spirito Santo
Se
è vero, come si è visto, che la santa Messa
è opera della SS. Trinità intera, non
v'è dubbio che l'azione dello Spirito Santo ha un posto
dominante: "Tale azione dello Spirito Santo si manifesta chiaramente
quando il sacerdote invoca la benedizione divina sulle offerte: Vieni,
o Santificatore, Dio onnipotente ed eterno [...]. La santificazione che
invochiamo è attribuita al Paraclito, che il Padre e il
Figlio ci mandano".
E
parla esplicitamente di una "presenza attiva" dello Spirito Santo nel
sacrificio, quando diciamo poco prima della comunione: Signore
Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente che secondo la
volontà del Padre e in unione (41) con lo Spirito Santo, con la tua
morte hai dato la vita al mondo... La Messa allora è azione
divina trinitaria: "Tutta la Trinità è presente
nel sacrificio dell'altare. Per la volontà del Padre e con
la cooperazione dello Spirito Santo, il Figlio si offre come vittima
redentrice" (ibidem, n. 86). Questa angolazione trinitaria del
Sacrificio eucaristico ci sembra uno dei tratti originali e profondi
della teologia di Escrivá. Egli certamente conosce
l'unità delle "operazioni ad extra" delle Persone divine, ma
vuole rilevare il carattere personale delle singole attribuzioni nella
loro rispettiva ricchezza, nell'opera della santificazione delle anime.
E
cita un testo mirabile di san Cirillo di Gerusalemme: "Quando
partecipiamo dell'Eucaristia sperimentiamo la spiritualizzazione
deificante dello Spirito Santo che non solo ci configura con Cristo,
come avviene nel Battesimo, ma ci cristifica per intero, associandoci
alla pienezza di Cristo Gesù" (Catecheses, 22, 3; ibidem, n.
87) (42).
E
si compiace di segnalare dagli Atti degli Apostoli l'assistenza
continua e speciale dello Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Chiesa
Apostolica: ogni atto e gesto è ispirato e mosso dallo
Spirito Santo. Ma la realtà profonda, ci ricorda subito il
fondatore dell'Opus Dei, che il senso della Sacra Scrittura ci fa
conoscere non è un ricordo del passato... è anche
la realtà della Chiesa di oggi e della Chiesa di tutti i
tempi. Cristo ha pregato il Padre perché mandi il
Consolatore ai suoi discepoli e ha mantenuto le sue promesse:
è risorto, è salito al Cielo, e in
unità con l'Eterno Padre - sempre tutta la
Trinità è in atto - ci manda lo Spirito Santo per
santificarci e darci la vita: "Lo Spirito Santo continua ad assistere
la Chiesa di Cristo in modo che sia sempre e in ogni cosa un segno
innalzato in mezzo a tutte le nazioni, per annunciare
all'umanità la benevolenza e l'amore di Dio" (ibidem, n.
128).
Non
dobbiamo lasciarci abbattere né dall'esperienza della nostra
debolezza o degli scandali della vita di tanti che si dicono cristiani,
e neppure dall'apparente insuccesso di talune iniziative apostoliche,
tutte conseguenze del peccato: "Cristo non è fallito: la sua
dottrina e la sua vita stanno fecondando il mondo incessantemente
[...J. Quando recitiamo il Credo [...] proclamiamo che la Chiesa, una,
santa, cattolica e apostolica, è il Corpo di Cristo, animato
dallo Spirito Santo" (ibidem, n. 129).
Occorre
una fede speciale nello Spirito Santo e soprattutto la
docilità alle sue segrete e misteriose mozioni:
"Docilità significa essere sensibili a ciò che lo
Spirito divino suscita attorno a noi e in noi: sensibili ai carismi che
distribuisce, ai movimenti e alle istituzioni che promuove, agli
affetti e alle decisioni che fa nascere nel nostro cuore".
E
con più insistenza, ispirandosi alla Sequenza della Messa di
Pentecoste: "Lo Spirito Santo realizza nel mondo le opere di Dio; Egli
è [...] datore dei doni, luce dei cuori, ospite dell'anima,
riposo nella fatica, conforto nel pianto". Ma bisogna sempre tenere
presente che "lo Spirito Santo è lo Spirito inviato da
Cristo per operare in noi la santificazione che Egli ci ha meritato
sulla terra. Pertanto non ci può essere fede nello Spirito
Santo se non c'è fede in Cristo, nella dottrina di Cristo,
nei sacramenti di Cristo, nella Chiesa di Cristo". E qui l'autore
riprende le sue riflessioni sulla Chiesa: "Non è coerente
con la fede cristiana e non crede veramente nello Spirito Santo chi non
ama la Chiesa" (ibidem, n. 130).
Fra
tutti i doni dello Spirito Santo egli raccomanda il dono della sapienza
"che ci fa conoscere e gustare Iddio, rendendoci capaci di valutare
rettamente le situazioni e le cose di questa vita". La fede cristiana
ci insegna che "siamo stati chiamati a penetrare
nell'intimità divina, a conoscere e ad amare Dio Padre, Dio
Figlio e Dio Spirito Santo e, nella Trinità e
Unità di Dio, tutti gli angeli e tutti gli uomini" (ibidem,
n. 133).
E
perciò prorompe nell'esortazione: "Amate la Terza Persona
della Trinità Beatissima: ascoltate nell'intimità
del vostro essere le mozioni divine - incoraggiamenti, rimproveri -;
camminate sulla terra guidati dalla luce che ha inondato la vostra
anima: e il Dio della speranza ci colmerà di ogni sorta di
pace, in modo che questa speranza cresca in noi sempre di
più, in virtù dello Spirito Santo" (corsivo
nostro; ibidem, n. 133) (43). Così vissero i primi
cristiani e così dobbiamo vivere tutti noi perché
- come già sappiamo dal principio fondamentale della
spiritualità di Escrivá - "tutti sono egualmente
chiamati alla santità", perché "tutti abbiamo
ricevuto un medesimo Battesimo" e perché "uno solo
è lo Spirito che elargisce i doni divini" (ibidem, n. 134).
E
fra le tre realtà fondamentali della vita cristiana, ch'egli
raccomanda, la prima è la docilità,
perché "è lo Spirito Santo che con le sue
ispirazioni da tono soprannaturale ai nostri pensieri, ai nostri
desideri e alle nostre opere [...]. Se siamo docili allo Spirito Santo,
l'immagine di Cristo verrà a formarsi sempre più
nitidamente in noi [...], ci abbandoneremo nelle mani di Dio nostro
Padre con la stessa spontaneità e con la stessa fiducia con
cui il bambino si getta nelle braccia del padre".
Siamo
di nuovo al centro della spiritualità dell'autore: "Questo
antico e sempre attuale itinerario d'infanzia non è fragile
sentimentalismo né carenza di maturità umana,
bensì la vera maturità soprannaturale", congiunta
alla vita di preghiera come "dialogo costante con Dio Uno e Trino, e
proprio a questa intimità ci spinge lo Spirito Santo (...).
E infine l'unione con la Croce: perché (...) lo Spirito
Santo è il frutto della Croce, della dedizione totale a Dio,
della ricerca esclusiva della sua gloria e della totale rinuncia a noi
stessi" (ibidem, nn. 135-137). E allora, e solo allora, chi vive
veramente di fede "riceve con pienezza il grande fuoco, la grande luce,
la grande consolazione dello Spirito Santo" (ibidem, n. 137).
"Ascetica?
Mistica?" - si domanda - "non me ne preoccupo" - risponde - "[...].
È grazia di Dio" (Amici di Dio, n. 308). E possiamo qui
concludere ispirandoci alla conclusione di questa luminosa omelia di
Pentecoste: è questa una rapida sintesi che a malapena
riesce a tradurre, nelle poche frasi spezzate che abbiamo raccolto e
riportato, la ricchezza spirituale di questi due volumi di omelie.