Totus Tuus, portale di cattolici

 

Ogni cristiano di
qualsiasi condizione
ha il dovere
[...] di
tendere alla santità.

 

 

Data: 1992
Autore: Cornelio Fabro
Fonte: Santi nel mondo
Editore: Ares

Fine soprannaturale: la santificazione universale personale

Ogni cristiano di qualsiasi condizione ha il dovere, in virtù della filiazione divina ottenuta nel santo Battesimo, di tendere alla santità: "Tutti i battezzati, sia uomini che donne, partecipano in eguale misura al patrimonio comune di dignità, libertà e responsabilità dei figli di Dio", e cita Gal 3, 27 (Colloqui, n. 14).

Per questo "l'attività principale dell'Opus Dei consiste nel dare ai suoi membri, e a tutte le persone che lo desiderano, i mezzi spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo" (ibidem, n. 27). È la sua formula: "II fine dell'Opus Dei, ripeto ancora, è la santità di ognuno dei membri, uomini e donne che permangono nel luogo che occupavano nel mondo [...]. La mia unica ricetta è questa: essere santi, voler essere santi, con santità personale" (ibidem, n. 68). È il tema della prima omelia di Amici di Dio: "Dio ci vuole santi", con richiamo a 1 Ts 4, 3 (n. 2), che riprende più avanti e commenta: "Oggi, ancora una volta [...], lo ricordo a voi e a tutti gli uomini: questa è la volontà di Dio, che siamo santi". E spiega con tono risoluto: "Tutti sono chiamati alla santità: giovani e anziani, celibi e sposati, sani e malati, dotti e ignoranti, dovunque lavorino, dovunque si trovino" (ibidem, n. 294).

Non c'è discorso o scritto nel quale il fondatore dell'Opus Dei non insista su questo punto ch'egli considera fondamentale, anzi caratteristico dell'Opera, e al quale si connettono direttamente tutti gli altri.
Si tratta, egli spiega, dello "sviluppo di un'autentica spiritualità laicale; la comprensione del peculiare ruolo ecclesiale - non "ecclesiastico" o ufficiale - proprio del laico; la chiarificazione dei diritti e dei doveri che il laico ha in quanto laico; i rapporti tra Gerarchia e laicato; la pari dignità e complementarità di funzioni dell'uomo e della donna nella Chiesa; il bisogno di un'ordinata opinione pubblica nel Popolo di Dio" (Colloqui, n. 21). E già nel 1932 dichiarava che "non si comprende perché l'apostolato dei laici debba limitarsi a una semplice partecipazione all'apostolato gerarchico" (ibidem) (1) .
E questo a servizio della Chiesa e in soggezione fedele alla Gerarchia senza aspirazioni o mire umane: "Come quello della Chiesa intera, anima del mondo, l'influsso dell'Opus Dei sulla società civile non è di carattere temporale - e cioè sociale, politico, economico, e così via-, benché indubbiamente incida sugli aspetti etici di tutte le attività umane; esso è sempre un influsso di ordine diverso e superiore che si esprime con un verbo ben preciso: "santificare"" (ibidem, n. 18). Ancora, richiamandosi a Mt 5, 48: "Ripeto: questa santità - quella che cerca un membro dell'Opus Dei - è la santità propria del cristiano, senza altre aggiunte: quella cioè a cui è chiamato ogni cristiano, e che consiste nell'attuare integralmente le esigenze della propria fede" (ibidem, n. 62).

Tutti i due volumi delle Omelie girano attorno al tema prediletto della santificazione personale dei comuni fedeli cristiani perché ciascuno a sua volta diventi con l'esempio e con la parola un centro d'irradiazione di spiritualità per la salvezza del mondo.

 

 

 

Cornelio Fabro