Fine
soprannaturale: la santificazione universale personale
Ogni cristiano di qualsiasi condizione ha il dovere, in
virtù della filiazione divina ottenuta nel santo Battesimo,
di tendere alla santità: "Tutti i battezzati, sia uomini che
donne, partecipano in eguale misura al patrimonio comune di
dignità, libertà e responsabilità dei
figli di Dio", e cita Gal 3, 27 (Colloqui, n. 14).
Per
questo "l'attività principale dell'Opus Dei consiste nel
dare ai suoi membri, e a tutte le persone che lo desiderano, i mezzi
spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo"
(ibidem, n. 27). È la sua formula: "II fine dell'Opus Dei,
ripeto ancora, è la santità di ognuno dei membri,
uomini e donne che permangono nel luogo che occupavano nel mondo [...].
La mia unica ricetta è questa: essere santi, voler essere
santi, con santità personale" (ibidem, n. 68). È
il tema della prima omelia di Amici di Dio: "Dio ci vuole santi", con
richiamo a 1 Ts 4, 3 (n. 2), che riprende più avanti e
commenta: "Oggi, ancora una volta [...], lo ricordo a voi e a tutti gli
uomini: questa è la volontà di Dio, che siamo
santi". E spiega con tono risoluto: "Tutti sono chiamati alla
santità: giovani e anziani, celibi e sposati, sani e malati,
dotti e ignoranti, dovunque lavorino, dovunque si trovino" (ibidem, n.
294).
Non
c'è discorso o scritto nel quale il fondatore dell'Opus Dei
non insista su questo punto ch'egli considera fondamentale, anzi
caratteristico dell'Opera, e al quale si connettono direttamente tutti
gli altri.
Si tratta, egli spiega, dello "sviluppo di un'autentica
spiritualità laicale; la comprensione del peculiare ruolo
ecclesiale - non "ecclesiastico" o ufficiale - proprio del laico; la
chiarificazione dei diritti e dei doveri che il laico ha in quanto
laico; i rapporti tra Gerarchia e laicato; la pari dignità e
complementarità di funzioni dell'uomo e della donna nella
Chiesa; il bisogno di un'ordinata opinione pubblica nel Popolo di Dio"
(Colloqui, n. 21). E già nel 1932 dichiarava che "non si
comprende perché l'apostolato dei laici debba limitarsi a
una semplice partecipazione all'apostolato gerarchico" (ibidem) (1) .
E questo a servizio della Chiesa e in soggezione fedele alla Gerarchia
senza aspirazioni o mire umane: "Come quello della Chiesa intera, anima
del mondo, l'influsso dell'Opus Dei sulla società civile non
è di carattere temporale - e cioè sociale,
politico, economico, e così via-, benché
indubbiamente incida sugli aspetti etici di tutte le
attività umane; esso è sempre un influsso di
ordine diverso e superiore che si esprime con un verbo ben preciso:
"santificare"" (ibidem, n. 18). Ancora, richiamandosi a Mt 5, 48:
"Ripeto: questa santità - quella che cerca un membro
dell'Opus Dei - è la santità propria del
cristiano, senza altre aggiunte: quella cioè a cui
è chiamato ogni cristiano, e che consiste nell'attuare
integralmente le esigenze della propria fede" (ibidem, n. 62).
Tutti
i due volumi delle Omelie girano attorno al tema prediletto della
santificazione personale dei comuni fedeli cristiani perché
ciascuno a sua volta diventi con l'esempio e con la parola un centro
d'irradiazione di spiritualità per la salvezza del mondo.